San Bernardino alle Ossa

Santuario di San Bernardino alle Ossa, decorazioni in ossa umane © Giovanni Dall'Orto

C’è un luogo a Milano in cui il tempo sembra essersi fermato. Si tratta del Santuario di San Bernardino alle Ossa, in Via Verziere 2, poco prima di Largo Augusto.

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Una bella chiesa settecentesca che, vista da fuori, non lascia presagire la presenza dell’ Ossario più famoso della città. E’ un luogo che più di altri ricorda l’antica Milano – la Milano medievale e seicentesca, caotica e tenebrosa, lontana anni luce dalla città del design e dell’aperitivo compulsivo. Le origini della chiesa risalgono al XIII secolo e sono collegate alla storia del vicino ospedale del Brolo, oggi scomparso. L’entrata non si affaccia sulla strada principale ma su una viuzza secondaria. All’Ossario si accede da uno stretto corridoio alla destra dell’ingresso: un piccolo ambiente a pianta quadrata, impreziosito da un altare e una nicchia con la statua barocca della Madonna Addolorata.

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Ossario di San Bernardino, parete di destra

Nonostante la presenza di numerosi altri punti di interesse – affreschi di Sebastiano Ricci, precursore di Tiepolo, la tomba di famiglia di alcuni discendenti di Cristoforo Colombo, per citarne un paio – è indubbiamente all’Ossario che la chiesa deve la sua notorietà. Le pareti della cappella sono interamente riempite di teschi e ossa, disposti ovunque su nicchie, cornicioni, porte e pilastri. Si entra, e manca il respiro. Ma a chi appartenevano tutte queste ossa? Non, come si  è creduto a lungo, a martiri cristiani dei tempi di Sant’Ambrogio, ma, come spiega il personaggio di Braggadocio in Numero Zero, ultimo romanzo di Umberto Eco: “… Ci sono scheletri provenienti da altre sepolture vicine, specie cadaveri di condannati, pazienti morti nell’ospedale del Brolo, decapitati, carcerati morti nelle prigioni, probabilmente anche ladri…”.

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Sebastiano Ricci, Trionfo di anime in un volo di angeli, 1695 © Pequod76

Senza contare quelle appartenute ai frati che si occupavano misericordiosamente di tanta e sventurata umanità. C’è anche una leggenda, rispolverata annualmente alla vigilia del giorno dei Morti: il fantasma di una ragazzina, sepolta nella cappella, che nella notte tra l’1 e il 2 novembre esce dal sepolcro e invita le ossa a performare una solenne danza macabra. Un panorama sconfortante ma al tempo stesso non privo di fascino, come l’antico Verziere che, come il vicino Brolo, sorgeva sull’area di un bosco sacro ai Celti. Orari: dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 13.00 alle 18.00.

 

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